Convivere con l'intelligenza artificiale generativa


Perché è importante parlarne

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una rivoluzione tecnologica ed industriale che non è paragonabile alle precedenti. Per capirne l'importanza, prendiamo due esempi: le macchine a vapore e internet. Le macchine a vapore sono macchinari (tendenzialmente) industiali che tramite l'evaporazione dell'acqua riescono a creare energia cinetica, che poi può essere usata per automatizzare dei movimenti ripetitivi. Concettualmente è facilmente comprensibile il meccanismo che ci sta dietro, e i macchinari sono estremamente specializzati e costruiti su misura per un dato compito. La rivoluzione che portano è quella di poter eseguire un processo industriale in maniera potenzialmente continua, senza mai interromperlo.

Internet, inteso come world wide web e comunicazione, ha rimosso le difficoltà legate alla comunicazione a distanza. Per esempio, io con un ufficio in Italia posso comunicare in tempo reale con un ipotetico ufficio in Nuova Zelanda, fuso orario permettendo, in maniera istantanea. E oltre che la comunicazione persona-persona, ben più importante (a livello industriale) è la comunicazione macchina-macchina. La rivoluzione che porta internet, o meglio, la comunicazione di rete è la possibilità di orchestrare macchinari e persone in tempo reale senza la necessità di un collegamente fisico. (in questo paragrafo ho omesso precisione tecnica per favorire una narrazione più comprensibile e fluida, mi rendo conto di aver unito diversi concetti insieme, spero che però il filo del discorso rimanga chiaro).

L'intelligenza artificiale generativa è diversa dalle due tecnologie sopracitate. Se la prima è un macchinario fatto e finito, contestualizzato ad uno scopo, comprensibile a tutti e facilmente realizzabile, e il secondo è uno strumento tecnologico che abilita la comunicazione a distanza, che però non definisce il cosa si comunica, che è interamente deciso e scritto (o delegato ad una macchina tramite programma) da una persona, l'IA generativa è più libera. Più libera nel senso che, nonostante un modello generativo sia nato con uno specifico scopo (pensando ai Large Language Models, sono nati per prevedere qual è la parola (token) che segue una sequenza), abbiamo constatato che in realtà riescono a generalizzare abbastanza bene su diversi obiettivi, pur sempre mantenendo la loro natura di predittori di token, che di per sè è un compito "stupido".

Capacità emergenti degli LLM

La confusione che domina il dibattito e l'opinione pubblica in questo momento nasce, con molta probabilità, dalla capacità di generalizzazione di questi strumenti. E, in maniera più incisiva, dal fatto che nessuno sappia come mai questa capacità emerge. Già tre anni fa, quando lo sviluppo di questi modelli era in mano a poche aziende private, dal momento che la creazione degli LLM richiedeva (e richiede tutt'ora, ma si è ridimensionata la cosa) un numero disumano di risorse, il marketing e la poca trasparenza presero il sopravvento. Il CEO di OpenAI, Sam Altman, iniziava a vendere lo strumento come un qualcosa di troppo potente e che avrebbe distrutto il mondo. Più recentemente, anche Anthropic ha dichiarato che il loro nuovo modello è "troppo potente per essere rilasciato".

E queste dichiarazione, unite al fatto che effettivamente un sistema artificiale sia in grado di parlare fluentemente la tua lingua e di rispondere coerentemente a qualsiasi domanda, hanno creato una vera e propria isteria di massa che è stata totalmente fuori controllo. Questo perchè fino a qualche anno fa, era impensabile una cosa del genere, era letteralmente fantascienza. Un cambiamento così radicale in così poco tempo è naturalmente difficile da digerire, se poi si unisce al fatto che questi modelli rimangano ancora un mistero, si crea una bella ricetta che porta al caos. Lo vediamo oggi per la corsa agli investimenti nel settore, nell'idolatrazione dello strumento, nel dibattito costante in qualsiasi piattaforma di comunicazione. Di schieramenti ampiamente contro questi strumenti, di persone che hanno relazioni parasociali con un chatbot, di sistemi scolastici completamente da rivedere e resi istantaneamente inefficenti e vecchi a livello globale. Per questo serve educazione.

Contestualizzata all'industria

Ho aperto il post con un inquadramento incentrato sull'industria e sulla rivoluzione industriale in atto. Non è stato casuale, so benissimo che l'IA generativa ha cambiato e cambierà la nostra quotidianità anche ad altri livelli, però quello industriale è forse il più semplice da trattare, perché è più quantificabile e tangibile, rendendo più facile la narrazione. Penso inoltre che una volta inquadrata la tecnologia a livello industriale, a cascata riusciremo come società ad inquadrarla anche a livello sociale, perchè ad oggi "far girare" un modello sufficientemente potente da risultare "utile" richiede grandi risorse hardware, che solo aziende che ti forniscono il prodotto possono avere.

Un dialogo più sano

Percepisco ultimamente che la fase "isterica" sia un po' passata, ora che lo strumento è conosciuto dai più e non è più una novità, anzi è già quasi normalizzato. E per questo motivo è il momento adatto a tirare su un dialogo maturo e adulto sull'argomento, che tocca tutti quanti. Per questo blog post, e probabilmente rubrica, sono stato molto ispirato dalla lettera enciclica del papa Magnifica Humanitas che affronta l'argomento sia da lato umano e cattolico, giustamente, ma anche da lato industriale. Io concordo con questa narrazione, come detto sopra, e penso sia anche molto lucida ed importante. È arrivato il momento, come umanità, di capire che strada prendere e di togliere il potere decisionale a quelle poche aziende che hanno il pieno controllo dei modelli più potenti, e di conseguenza che possono dettare legge sull'argomento.

Quello che voglio fare con questo blog

Non sono un filosofo, un politico o un pensatore. Non avrei la capacità di creare una soluzione sociale a questa rivoluzione. Ho solo molta conoscenza tecnica sull'argomento e voglia di trasmetterla, perchè ritengo che per parlarne e anche solo capire di cosa si sta parlando, serva in primis comprendere come funzionano i modelli generativi, in particolare quelli testuali, che sono quelli attualmente più diffusi. Perché in un mondo nel quale la conoscenza è diventata un'arma, e nel quale si può delegare il proprio pensiero ad una macchina, penso che fare un passo indietro e tornare a ragionare sia necessario. E perché solamente conoscendo qualcosa, si può iniziare a non averne più paura, e la paura, insieme alla conoscenza, sono le armi del XXI secolo.